
FOIANO DELLA CHIANA
Foiano della Chiana è un comune italiano di 9 039 abitanti[1] della provincia di Arezzo in Toscana. L'area dell'attuale comune di Foiano della Chiana fu popolata fin dal VI secolo a.C., quando tutta la Val di Chiana assistette al proliferare della civiltà etrusca. Dopo la lunga dominazione romana (III secolo a.C. - V secolo), sopravvenne l'età buia delle invasioni barbariche, con la palude che iniziò a desolare le fertili terre chianine. In età medievale la comunità di Foiano fu la prima, in Valdichiana, a dotarsi di uno statuto cittadino e a proclamarsi comune libero e indipendente, nel 1084. Foiano cadde per un breve periodo (XII secolo) sotto il governo di Siena. Ai senesi subentarono di lì a poco gli aretini, che mantennero il dominio del borgo fino al 1336. Quell'anno Firenze espugnò Foiano, che fu praticamente rasa al suolo, ma a breve riedificata. I fiorentini ne ricostruirono soprattutto la cinta muraria, di fronte ai ripetuti tentativi aretini di riconquistarla. A dimostrazione dell'avanzare della palude chianina, i fiorentini vi edificarono anche un porto (come si evince da statutar cortonesi del 1325): solo con delle imbarcazioni, infatti, era possibile comunicare con i pur vicini borghi di Castiglion Aretino (oggi Castiglion Fiorentino) e Cortona. Dotatasi di un nuovo statuto nel 1387, Foiano acquistò nuovamente lo status di comune, seppure ormai dipendente dal dominio fiorentino, e pose sotto la propria giurisdizione il vicino centro di Pozzo della Chiana (oggi frazione foianese), fulcro di continue rivolte da parte degli abitanti locali. Proprio presso quest'ultima località, il 2 agosto 1554, ebbe luogo la battaglia di Scannagallo, nella quale le truppe fiorentine sbaragliarono quelle senesi, aprendosi la strada verso la presa di Siena. Da quel momento Foiano avrebbe legato indissolubilmente la propria storia a quella di Firenze. Al governo mediceo seguì il Granducato dei Lorena (1737), dinastia che produsse sostanziali cambiamenti al territorio chianino, ormai messo a dura prova dalla palude. Nel 1788 Pietro Leopoldo I di Lorena incaricò l'aretino Vittorio Fossombroni di procedere alla bonifica della Val di Chiana. L'eminente ingegnere idraulico, tra le altre cose pure matematico e ministro degli esteri del granducato, lavorò intensamente alla bonifica per un quarantennio: Giovan Battista Del Corto ricorda nella sua "Storia della Valdichiana" (1898) come quando si ritirò, nel 1828, Fossombroni poté ammirare compiaciuto i progressi del lavoro eseguito e «segnalava nella purificata aria la prima apparizione dei rondoni in Foiano e altrove». Caduta per un breve periodo (1800-1814) sotto il dominio napoleonico, Foiano tornò sotto il Granducato con la Restaurazione. Con la palude ormai prosciugata, la vita si avviava verso la normalità per i foianesi, che nel frattempo parteciparono al plebiscito del 1860 a seguito del quale gli ormai ex-territori granducali furono annessi al Regno di Sardegna. Con il progressivo affermarsi del fascismo Foiano della Chiana, la cui amministrazione aveva aderito in blocco al neocostituito Partito Comunista d'Italia, divenne un obbiettivo primario per gli squadristi della zona. Quest'ultimi, grazie alla complicità e alla compiacenza delle autorità pubbliche, nei primi mesi del 1921 iniziarono a devastare e terrorizzare la Valdichiana con spedizioni punitive e bastonature. Il 12 aprile Foiano della Chiana e il suo municipio vennero colpiti da un attacco squadrista volto far dimettere la giunta[4][5]. Il 17 aprile successivo un camion con a bordo una ventina di fascisti, armati da un ufficiale in forza al 70º fanteria di Arezzo, compì una seconda spedizione a Foiano e nei dintorni.[6] Una volta terminato il raid, gli squadristi si fermarono a Foiano per pranzare. Successivamente il gruppo si divise: una parte rimase a Foiano, mentre un'altra ventina partirono a bordo dell'autocarro alla volta di Arezzo. Poco dopo, in località di Renzino, il camion cadde in un'imboscata tesa loro da un gruppo di contadini della zona nei guidati da Bernardo Melacci e Galliano Gervasi. Nel corso dell'attacco tre squadristi rimasero uccisi.[5] I fascisti superstiti però, dopo essere riusciti a chiedere rinforzi dalle città vicine, contrattaccarono. Le campagne foianesi divennero così teatro di una caccia all'uomo che culminò con l'assassinio di due uomini ed una donna. Poco dopo in paese i fascisti giustiziarono un comunista che si era rifiutato di rinnegare i propri ideali. Il giorno seguente una colonna di squadristi fiorentini e ferraresi guidata da Tullio Tamburini occupò il paese costringendo il deputato socialista Ferruccio Bernardini, sequestrato ad Arezzo dalle stesse camicie nere, ad un elogio del fascismo sulla pubblica piazza.[4] Poco dopo anche un socialista del luogo venne trascinato nella medesima piazza per compiere abiura. Al rifiuto venne assassinato. Nei giorni seguenti le violenze fasciste, nonostante una delegazione di contadini si fosse recata da Tamburini a supplicare la fine delle rappresaglie, continueranno indisturbate e quattro uomini verranno uccisi. Messa a dura prova dalla seconda guerra mondiale, la cittadina pagò un notevole prezzo a livello di vite umane e distruzioni. L'8 giugno 1944 tre partigiani vennero fucilati dai militi fascisti della GNR in piazza Garibaldi.[7] Il 2 luglio successivo Foiano della Chiana è liberata dagli alleati. Teatro di scontri tra le truppe alleate e quelle tedesche, Foiano ospita oggi un cimitero militar inglese, in cui sono sepolti i soldati d'oltremanica caduti nelle azioni militari locali.
